Fogazzaro
Giuseppe Roi
LA MEMORIA DI ANTONIO FOGAZZARO
Lo so di non essere oratore, ma so, altrettanto bene, che devo e desidero corrispondere all'invito, così gentile, degli Amici che guidano la nostra antica, cara Banca, a prendere la parola in questa occasione, il cui significato mi tocca in modo speciale: non per togliere spazio a chi illustrerà da par suo questa loro nuova, buona iniziativa; o per disquisire, Dio non voglia, sulla fisionomia letteraria di Chi per me è, prima di tutto, il Padre della mia amata Nonna: ma per dire, semplicemente, grazie.
E tanto più volentieri nell' ambito del Convegno, con cui l'Accademia Olimpica ha voluto ricordare Antonio Fogazzaro: questa nostra Accademia, che Lo onorò, accogliendoLo e affidandoGli incarichi operativi; e nella cui sede già era risuonato, amico, autorevole e pure premonitore, l'elogio del padre Mariano, pronunciato da Giacomo Zanella.
Discendente ed attento, affettuoso depositario e custode delle poche memorie materiali, risparmiate da ben due guerre! Io ringrazio la Banca Popolare Vicentina per questa sua bella realizzazione, che mi è cara e per i suoi Promotori e il suo Artefice (e noi sappiamo chi egli è, anche se ha voluto avere la benevolenza di affiancare al proprio nome il mio, giocando con l'alfabeto, affinché addirittura io lo precedessi: Vanni Scheiwiller. Io non sono stato che un passacarte ...); dicevo: e per i suoi Promotori ed il suo Artefice, ai quali è stato un privilegio ed una gioia aver potuto offrire tutta la mia collaborazione possibile, convinta, riconoscente; e perché prende in considerazione mio Bisnonno, cui io voglio bene, molto bene, anche se, purtroppo, non mi è stato dato conoscerLo personalmente, ma solo filtrato attraverso ricordi di persone care e non solo consanguinee, come Filippo Sacchi, della generazione precedente la mia.
Essi mi hanno confermato nella impressione e nella convinzione, che avevo ricavate dalla lettura del Suo Epistolario o di scritti estemporanei, più ancora, se possibile, che delle Sue opere: un uomo probo, buono; che godeva di tutto quanto è genuino (inclusa la buona tavola: Piccolo mondo antico si apre con "risotto e tartufi" e vi si fa la conoscenza del buon vino di Ghemme!) e per di più dotato, che dono felice! di un sense of humour bonario, mai spietato. Tanto per rimanere nell' ambito dei Suoi due mondi, chi non ricorda, e con un sorriso, in quel testo di vicentinità che è Piccolo mondo moderno, certi soprannomi: la Contessa Importanza o le Contessine Importanzeta; figure come quella del Marchese Zaneto e della stessa toccante Marchesa Nene; il consiglio comunale "clandestino" in casa Zaupa; e, in Piccolo mondo antico, i caratteri del signor Giacomo Puttini e della patetica "Barborìn": tutti indistintamente trattati con mano leggera, affettuosa, con calore umano, quasi paterno?
Né posso dimenticare il culto dell' amicizia, che mi è sempre stato detto fondamentale nel Suo carattere e dunque nella Sua vita: a proposito del quale ecco un episodio curioso e gentile. Sulla porta di una delle camere della casa di Oria, Giacomo Zanella, provato amico di Margherita Valmarana e di Antonio Fogazzaro, nell'ottobre 1865 scrisse a matita i seguenti versi, inconfondibili per grana e ritmo:
Tra tanto variar d'ombre e di luce
che sui monti e sul lago il sole induce
una cosa non muta il lieto volto
onde sempre qui vien l'ospite accolto
Versi, che, circa quindici anni dopo, un altro amico, il Maestro Gaetano Coronaro, ritratto nel racconto Il fiasco di maestro Chieco, e di cui Antonio Fogazzaro inaugurò la lapide tutt'ora esistente sulla sua casa natale di Vicenza, mise in musica, sempre a matita, e sulla medesima porta. Che bizzarri modi di dire grazie, vi voglio bene; ma che incantevole "spaccato" di consuetudine e di amicizia!
Ben poco, dunque, io sono in grado di "raccontare", come mi avevi chiesto, caro Carlo. Ma, confidando di non abusare della Vostra gentile attenzione, vorrei almeno porre l'accento su uno degli aspetti antecipatori, di avanguardia, di Chi possono essere ancora in molti a considerare un romantico "Laudator temporis acti": lasciando quello cattolico, sia religioso che politico, a competenza ben superiore alla mia, mi rivolgo, brevemente, a quello, che chiamerò artistico- architettonico.
Del volume, che oggi viene presentato, mi rammarico un poco, e l'ho detto pure all' amico Scheiwiller, che non si sia dato equo rilievo, quanto meno iconografico, a due ambienti diversi e determinanti per la Sua formazione e per la Sua espressione: la casa di Valsolda, e qui può interferire la mia deformazione non "professionale", ma affettiva, per cui mi limito a questo accenno; la villa della Montanina.
Ora tutti conosciamo la Val d'Astico, così speciale; le ville Valmarana Carrè, Velo Cortis e il villino delle Rose; nonché la ricostruzione, tant bien que mal, della Montanina,
dopo la sua distruzione nella prima guerra mondiale. Ma non so quanti ne abbiano presente la documentazione fotografica (del resto apparsa nel Carnet del Turista Il Vicentino in Liberty, sponsorizzato da questa Banca e nell'indovinata pubblicazione dell' Assessorato al turismo dell' Amministrazione Provinciale di Vicenza del 1989, offerte ai Partecipanti al Convegno) dell'esterno e, soprattutto, degli interni, nello schietto stile citato (1o stesso, che si intravvede, pur meno ardito, nella fotografia introduttiva al volume, e che io ricordo bene nella villa di San Bastiano, pure distrutta!), ed abbiano avuto modo di riflettere sulla indicazione inequivocabile di questa architettura, da Lui voluta nella globalità di ogni dettaglio, ripeto, esterno ed interno, la quale confluisce a suo agio nell' attualità di quel filone Europeo, che ebbe forse nell'Architetto belga Horta una delle espressioni più spettacolari ed accreditate. E questo non è irrilevante, a me sembra, per la Persona, che Gabriele D'Annunzio, allora attivo a Parigi, interpellato su chi mai fosse quel suo compatriota, che era stato invitato a parlare all'Accademia di Francia, ritenne di qualificare (o liquidare?) con la risposta, che ha sempre deliziato noi di famiglia: "Fogazzaro (o Fogazzarò?)? ah, oui, il est de Vicence" (certamente: e lui era di Pescara e, grazie a tali radici, poté scrivere quelle Novelle memorabili ... ).
Un ultimo accento. Nel volume è riprodotta la dedica di Enrico Cavicchioli, apposta al proprio libro Le ranocchie Turchine: "ad Antonio Fogazzaro, al poeta degli imbecilli, monumento nazionale della letteratura italiana, questo elogio funebre offre, E.C."; che F.T. Marinetti ritenne di sottoscrivere con le sue "salutations très distinnguées".
La data è il 1909 , due anni prima della Sua morte. Io ho recuperato quel volume, malconcio, come quasi tutti quelli salvati dalla Sua biblioteca di Vicenza; lo ho restaurato e rilegato per meditato tributo a Chi, all' apice della notorietà, ma pure della saggezza, non l'ha cestinato, non ha sporto querela, ma lo ha deposto, con pietas, accanto ai Suoi libri, quelli che amava.
Così approdo dopo un ben modesto cabotaggio, alla riflessione, con cui tengo a concludere questo, che, come ho detto, è un ringraziamento: doveroso ed amico.
Non pochi di noi, penso, ricordano la Sua Preghiera per gli Equipaggi della Regia Marina da Guerra, che, a tutt'oggi, credo attuale a bordo delle nostre unità. Nella invocazione finale Egli nomina "le care genti": richiamo, che poteva sentire e poteva fare, forse, solo un veneto, è vero, ma, soprattutto, un uomo giusto: e questo, per me, è il vero metro, probabilmente rivelatore, di Antonio Fogazzaro.
Ancora grazie, cari Amici.
Il 25 maggio 2009 è deceduto a Vicenza il marchese Giuseppe Roi, pronipote di Antonio Fogazzaro (suo nonno sposò la figlia primogenita di Fogazzaro, Gina).
Uomo sensibile alle arti e di profonda cultura umanistica, mecenate d'altri tempi, è stato l'ultimo appassionato erede della splendida villa di Oria, in Valsolda, l'amata casa materna dove Fogazzaro ideò e scrisse molte delle sue opere e gran parte del suo capolavoro, Piccolo mondo antico.
Alla storica dimora, così romanticamente intrisa di memorie familiari e letterararie, Giuseppe Roi ha dedicato dedizione e competente passione, restaurandola e riportandola alla originale e austera bellezza, infine destinandola nel suo testamento al FAI, affinché la casa che fu di Fogazzaro possa continuare a essere vivo patrimonio culturale e artistico e testimonianza delle nostre radici e della nostra identità.
L'intervento che riproduciamo a lato è stato pronunciato da Giuseppe Roi al Convegno Internazionale di Studio "Antonio Fogazzaro le opere i tempi", Accademia Olimpica - Vicenza, 27-28-29 Aprile 1992
Nella fotografia a lato l'attuale facciata della
Villa Fogazzaro detta la Montanina
a Velo d'Astico (Vicenza)
citata da Giuseppe Roi nel suo intervento.
Progettata dall'architetto Mario Ceradini su precise indicazioni di Fogazzaro, fu l'ultima dimora del poeta. Fu distrutta durante la prima guerra mondiale e ricostruita in seguito. Il prospetto principale è sostenuto da due grandi colonne pompeiane. All'interno un grandioso salone introduce a due ampie scalinate. Di notevole interesse è anche il grande parco attraversato da romantici limpidi ruscelletti.
La Villa della Montanina nella Val d'Astico in una cartolina d'epoca