“Multisala Antonio Fogazzaro”: CIAK TERZAAA!!!

“MULTISALA ANTONIO FOGAZZARO”, CIAK TERZAAA!!!

A QUALCUNO PIACE CALDO
Preparò la stanza, regolò il termostato con la temperatura giusta, mise della musica adeguata alla situazione e poi attese. Tutto era pronto. Mancava solo il cadavere da cremare.
(Graziano Gattone)

ACCADDE UNA NOTTE
Accadde una notte di febbraio, lo ricordo benissimo perché faceva un freddo cane e noi ci torcevamo nei nostri cappotti di feltro, soffiandoci sulle mani nel vano tentativo di scaldarle. Ci guardavamo attraverso perché eravamo solo ombre di noi stessi. In piedi, uno dopo l’altro ci fecero salire su un treno merci che non sarebbe più tornato indietro. Destinazione Auschwitz
(Anna Rita Lisco)

LES AMANTIDES
Un amplesso veloce. Una digestione lenta.
(Simone Scalzini)

AMARCORD – RICORDI LE SERE?
Adagio arrivava e dalle finestre spiavamo le prime ombre.
Il freddo contatto con il vetro aumentava la voglia del braciere.
I nonni attorno ad esso. Lei sgranava il rosario, Lui non c’era già più.
Mia madre, come tutte le mamme, si muoveva da regina.
Papà non c’era già più.
Per noi ragazzi arrivava il momento di lasciar da parte i giochi.
Loro, le ragazze, riponevano i sogni.
Allora, per un momento, tutta la casa tendeva l’orecchio ad ascoltare il silenzio profumato della sera.
(Paolo Amato)

AMICI MIEI
Sinossi: Un gruppo rimbambiti cinquantenni incontinenti, che non accettano l’idea di essere morti, invece di starsene dignitosamente in un ospizio ad aspettare di schiattare, come sarebbe naturale, se ne va in giro a fare scherzi idioti, mettendosi in ridicolo e costringendo le famiglie a sopprimerli di nascosto in uno sperduto canile.
(Maurizio D. Capuano)

BIANCANEVE E I SETTE NANI
Bianca, torna presto, noi ti aspettiamo qui, immobili, in giardino!
(Marcello Perugia)

CARO DIARIO
Dopo un attimo di standby, la penna si poggiò sul foglio. Quasi inaspettatamente le parole incominciarono a scivolare nero su bianco sopra a quell’apparente spazio vuoto. Ogni singola lettera si muoveva velocemente, quasi fosse un abile danzatrice delle idee che la mente stava decifrando nell’inchiostro. Con un ritmo spigliato e incontrollato, la mano incominciò a comporre una storia mai svelata. Quel foglio, inizialmente nudo, prese vita.
(Melissa Ci)

CASABLANCA
Cantavi quella vecchia canzone al piano e mi fermai… provarci ancora? Magari un’ultima straziante volta con un bacio appassionato, una promessa definitiva e poi infine di nuovo via. Nel vento. Nella notte. E la mia luce splende tra le tue lacrime.
(Sandra Giordano)

DA QUI ALL’ETERNITA’
Ti ho visto ieri, ti rivedrò domani; è l’oggi che manca.
(Maruzza Dardanoni)

EVA CONTRO EVA
Adamo si risvegliò in ospedale con due costole in meno, una forte emorragia e il vago desiderio di nominare Dio invano. Le due donne più belle del creato, nonché le uniche, cercarono di farlo innamorare con ogni mezzo: ma solo una ottenne il titolo di Prima Donna.
(Maurizio D. Capunano)

IL BUONO, IL BRUTTO E IL CATTIVO
Tre verità nascoste in ognuna delle nostre sfaccettature. Prediligiamo l’unica maschera che indossiamo, quella che ci far apparir senza nuocere a noi stessi.
(Maurizio Spreghini)

IL MUCCHIO SELVAGGIO
Vuoi che sotto quel covone di gente aggrovigliata ci sia una copia del bando di concorso per un posto da bidello?
(Mario Bortot)

L’ODIO
Tremando le avevo raccontato di Dennis, delle mie paure. La mamma voleva solo proteggermi quando è andata a parlare con la prof e con il preside, ma da quel momento tutto è peggiorato. Dennis ha continuato con più cattiveria ed io sono disperato, non posso parlarne con nessuno perché rischio grosso, è un inferno, non so come uscirne. La mamma dice che è odioso, io invece credo che sia lui a odiare me, ma non riesco a capire perché.
(Giusi Corrao)

L’UOMO CHE NON C’ERA
L’acqua viene giù che il cielo sembra svuotarsi a secchi.
La pioggia si raccoglie in un fiume che scroscia ai margini della strada.
Il vento graffia i panni stesi ad un balcone e scortica i muri.
Un gatto trova riparo sotto un auto.
Mi chiudo nell’esiguo spazio del mio cappotto e tengo stretto l’ombrello.
Un uomo mi avvicina guardandomi negli occhi e mi porge una busta.
Ci conosciamo – chiedo. Non ho risposta.
Sono confusa ma prendo la busta.
Faccio per aprirla;
lui non c’è più.
Leggo; c’è l’indirizzo della mia abitazione. Ho il cuore in gola.
Apro gli occhi … sono a casa!
(Marina Lorena Costanza)

LA BELLA E LA BESTIA
La bella chiuse gli occhi e lo baciò. Aprì gli occhi e, perplessa, vide il rospo allontanarsi.
Doing Doing, il rospo arrivò allo stagno.
-E venti!- gridò agli amici – non ho mai baciato così tante gnocche come da quando abbiamo messo in giro la voce che siamo principi colpiti da un maleficio!!- “Bella in arrivo!” Doing Doing
(Maluna Viola)

LA CADUTA
Ho iniziato a scrivere quando ero triste. Adesso quando non scrivo sono triste.
(Lucio Freni)

LA GRANDE ABBUFFATA
Danziamo, stanotte.
Facciamo nostri gli odori, annusando come cani da caccia.
Tocchiamoci fino a consumarci la pelle.
I Corpi saranno tatuati a furia di Morsi.
I nostri fuochi traboccheranno presto di legna.
Sfiniti e soddisfatti, dormiremo nel posto delle fragole.
(Wilhelmina Vagante)

LE VITE DEGLI ALTRI
Che ne sappiamo delle vite degli altri?
Dei lividi mascherati dal fondotinta, delle urla soffocate dietro quelle tende chiuse. – Buongiorno, signora, come va? – Tutto bene, grazie – Gli occhi che sfuggono quelli del vicino per non permettere alla disperazione di venir fuori con le lacrime.
Che ne sappiamo dei completini in pizzo nero che indossa quando non c’è nessuno in casa e gli fa strano rispondere al telefono con le unghie smaltate di rosso vivo: ” Sì, sono io l’ingegnere Baricca, dica pure.”
Che ne sappiamo dei risolini soffocati degli amanti sotto le lenzuola?
Che sappiamo degli altri?
Che ne sanno gli altri di noi?
(Patrizia De Vincentis)

NON E’ UN PAESE PER VECCHI
Vagava nell’ombra, seppur tutto intorno rumori ovattati negli incontri mancati, quasi inesistenti. Nelle via della città osservava le forme indefinite nel loro avvicendarsi, avevano voci, respiri, nomi, storie.
Solitudine pura che fluttuava nell’aria lasciando cadere lacrime al suolo, scioglievano l’oscurità del cielo in acqua. Le luci delle strade davano la parvenza di vita, ma nessuno si affacciava alle finestre. La vista confondeva il senso del posto con il tempo di coprifuoco.
Inconcepibile il divenire, aveva l’immortalità incastrata nella pelle. Era un’anima dannata!
(Cristina Gangale)

LETTERA DA UNA SCONOSCIUTA
Fosse stata un’email, sarebbe finita nelle spam. Per fortuna era una lettera.
(Elisa Borgonovo)

LO SPECCHIO
Ascoltami, è importante. Ti ho visto nascere, crescere, ho visto i tuoi primi denti da latte e ricordo quando eri piccolo e cercavi di raggiungermi saltando. Ti ho visto piangere, sorridere e ho visto anche un bacio appassionato con quella che poi sarebbe diventata tua moglie. Ho visto i tuoi figli, la tua felicità e le tue disgrazie. Osservavo beffardo il tuo invecchiare crogiolandomi nel mio splendere. Ora ti guardo dal basso all’alto, il chiodo si è rotto, e la scopa che mi accompagna verso il cestino ricorda che anche io sono un mortale, come te.
(Gianluca Fontanesi)

MADRE E FIGLIO
“Quanti debiti, figliolo! Un giorno saranno tuoi”.
(Patrizia Benetti)

MEZZOGIORNO DI FUOCO
11.58..11.59..12.
La lancetta della sveglia era collegata a un filo che era collegato a sua volta alla porticina di una gabbietta che si aprì lentamente. L’inquilino, un topo, si fiondò verso il formaggio, la trappola scattò e lo proiettò in aria dritto contro un nido di vespe. L’ape regina aveva fatto il 1942 e credette fosse un’offensiva tedesca: ordinò un attacco di massa contro un mastino napoletano che a sua volta se la prese col postino. Quest’ultimo pedalò verso il porto e consegnò la lettera; la cannoniera della marina sparò. Il proiettile colpì la casa, il sussulto fece volteggiare un colombo nascosto tra le travi che perse una piuma che si appoggiò sulle narici della nonna. La sveglia tornò alle 11.58, e il processo si sarebbe ripetuto fino a quando uno starnuto non l’avrebbe svegliata.
(Gianluca Fontanesi)

MISSION IMPOSSIBLE
Alla Fabbrica degli Universi erano molto esigenti. Sceglievano i migliori e io sapevo di non esserlo. Forse, però, ero il più testardo e questo, avevo pensato, sarebbe potuto bastare. Avevo studiato anni, esaminato ogni argomento in maniera minuziosa. Ero preparato a tutto. Tutto, tranne la domanda finale.
“Ci descriva qualcosa che non esiste”, mi propose il più anziano degli esaminatori.
Provai a rispondere ma, mi resi conto, qualsiasi cosa dicessi, tutto esisteva o era già esistito. Mi alzai, ripresi il mio casco e, preso posto nella navicella, feci ritorno a casa. Piangendo.
(Maria Rosaria Del Ciello)

LA RICERCA DELLA FELICITA’
Comincia col primo pianto.
Finisce nell’ultimo respiro.
Vive in te.
(Cristina Scardigli)

ORIZZONTI DI GLORIA
“Cosa fai, papà?”.
“Quello che mi pare”, ripose l’uomo, intento a lavare i piatti
(Patrizia Benetti)

ROCCO E I SUOI FRATELLI
Uno si chiamava Ercktozlestion.
L’altro si chiamava Speterodattero..
L’ultimo si chiamava Driticilliorion…
La produzione scelse il titolo senza sentire storie….
(René Miri)

QUEL POMERIGGIO DI UN GIORNO DA CANI
C’è mancato poco.
Ci hanno provato, ma la figlia si è messa a piangere e a pregare ed è scesa dalla macchina per non lasciarmi.
Il padre le urlava di salire e di non fare i capricci. E’ sceso anche il figlio e si è sdraiato per terra, sullo sterrato polveroso
Ero come il protagonista degli spot alla tv, ho cercato di fare il mio muso più triste e mi sono sdraiato di fianco al figlio. La madre guardava altrove, immobile
Ci sono stati pianti, poi silenzio , il padre ha fatto un giro per i campi lì vicino. Qualcosa è successo , qualcosa s’è smosso: sono risalito in macchina. Quanto poco c’è mancato, in questo pomeriggio d’agosto? Forse quel che è mancato ora non mancherà la prossima volta.
(Mariella Giunta)

RITORNO AL FUTURO
Il treno sfrecciava rapido eppure all’orizzonte le montagne scorrevano lente a rovescio, una prospettiva che sapeva di minaccia, come se il suo passato non volesse lasciarlo, non importava quanto velocemente fuggisse verso il domani.
Si voltò allora indietro: il treno macinava i binari lasciandoseli alle spalle, a morire in un indistinto punto di fuga. E i vagoni di coda lo inseguivano senza raggiungerlo mai.
Sorrise ed espose la faccia al vento. Il grigio di Londra stava già divorando la campagna. C’era quasi. Il futuro che si augurava l’avrebbe poi raggiunto un giorno alla volta.
(Matteo Pisaneschi)

TEMPI MODERNI
Ieri si viveva bene con i costumi adamitici, ora si sopravvive con quelli demagogici
(Floriana Plebani)

UN POSTO AL SOLE
L’ombra non le dava un attimo di tregua, fedele segugio del suo corpo, era incollata ad ogni suo andare. Le impronte si perdevano in quel nero torpore che la sorvegliava ogni istante, la corsa per fuggire da quella che era diventata un’amica troppo invadente, sembrava esser diventata inutile. D’un tratto, gli occhi mirarono un raggio di sole riflettersi nella pozzanghera che rallentò il suo cammino, perse di vista quell’ospite straniera e saltò dentro a quel piccolo mare. Assaporò il piacevole calore di quella luce che spazzò via quell’ombra buia che la stava soffocando.
(Melissa Ci)

UN TRANQUILLO WEEK END DI PAURA
Loro non sanno, com’è quando la settimana dei vivi, dei normali, finisce. Svegliarsi, ma essere un sonnambulo. Dormire, ma essere insonne. Mangiare, ma essere sempre affamato, come un cane rabbioso, come un ratto. Paura, sempre. Qualsiasi cosa fai, dici, pensi, dietro, in fondo a tutto, c’è una paura assoluta, un’angoscia che non si può nemmeno dire, un buio che ti risucchia ogni momento. Non sanno com’è vivere con i battiti del cuore accelerati come dopo una corsa, ma sempre, ogni istante. Una nausea che chiude la bocca dello stomaco, che ti rende assetato, rivoltato, malato. Non sanno com’è guardare fuori dalla finestra e desiderare che il mondo finisca, che si ripieghi su se stesso fino a che i suoi spaventosi confini non siano più vasti del perimetro del tuo letto. Loro non sanno che è una malattia che hai portato tu, un contagio di disperazione, e durerà per sempre, fino a che tu non sparisca, e non torni il lunedì, e non sparisca io.
(Alessia Massari)

UNA VITA DIFFICILE
Fu bruco strisciante,
crisalide prigioniera
e quando fu
finalmente libera
volò incauta
verso la luce
bruciandosi le ali
(Cristina Scardigli)

BASTARDI SENZA GLORIA
Avevano scelto una villa isolata, come sempre. Come sempre avevano aspettato l’arrivo del proprietario in auto. Come sempre all’apertura del cancello automatico erano entrati armi alla mano. Come sempre erano stati violenti e determinati. Come sempre era andato tutto per il meglio. Come sempre stavano spartendosi il bottino a casa di Franco, tre giorni dopo la rapina. Mentre come sempre stavano brindando a champagne la porta fu sfondata e diverse scariche di mitraglietta li finirono. Dando un calcio al corpo esanime di Franco, Gloria disse “Luridi bastardi, fare il colpo senza di me. Ma lo sapevo che oggi sareste stati qui a dividere, come sempre”
(Graziano Gattone)

NON CI RESTA CHE PIANGERE
Infelici e salici.
(Michele Lopopolo)

L’ATTIMO FUGGENTE
“Vorrei dirti una cosa.”
“Non c’è tempo! Ho messo l’orologio avanti e il calendario indietro, a prima che tu nascessi”.
“Vorrei dirti lo stesso qualcosa, prima che sia troppo presto.”
“Non è mai troppo presto, è sempre troppo tardi. Era già tardi, anche allora”.
“No, allora era presto, e poi forse abbiamo saltato una generazione. Vent’anni sono una generazione.”
“Non so, ma non possiamo dire che tu non mi abbia visto scendere quei gradini. Non mi hai più visto risalire, vero.”
“Ti ho visto, per un momento. Era estate, era inverno. Ti ho visto, come una mano a poker. Ti ho lasciato sul tavolo”.
(Alessia Massari)

VICINI DI CASA
A malapena conosceva i loro volti.
Perché stavano sempre voltati dall’altra parte.
Quella normale e giusta.
A lei invece piacevano le sedie sbagliate, poste nella parte sbagliata.
(Deborah Campolo)

UN AMORE DI DONNA
Silente da crisalide
sei divenuta farfalla.
Voli di fiore in fiore.
Colori vite sbiadite.
Il lieve fruscio
delle tue ali
ridesta speranze
che il tempo, inesorabile,
aveva assopito.
Sei proprio una Donna,
amore!
(Carmelo Giuffrida)

STRANGE DAYS
Parlano da soli. Mi fanno tanta impressione.
Credo siano malati, tutti. Come se un’epidemia avesse contagiato uomini, donne e anche bambini.
A volte li vedi urlare nell’aria, fare strani gesti con le mani.
Ora alcuni hanno smesso di parlare e li vedi comporre strane cose su piccoli aggeggi rettangolari che prima portavano alle orecchie.
Ho tanta paura. Sono giorni strani.
Non voglio ammalarmi anche io.
Poi però penso che a novant’anni suonati non corro alcun rischio.
(Maria Rosaria Del Ciello)

VINCITORI E VINTI
Padre, ho 18 anni, sono sul Fronte Russo. Abbiamo l’ordine di non mollare un metro ai Rossi. Ma loro hanno mitragliatrici, bombe, cannoni. Noi fucili a baionetta e scarpe di cartone. Si avvicinano. Ivan lo conosco dai racconti a scuola. Ho paura. Eccoli, sento le urla. Sono appena fuori dalla trincea. Fa -28 e sento l’urina gelarsi addosso in un attimo, mentre perdo il controllo. Sparo al sergente accanto a me, e me lo tiro sopra. Ed eccoli, i Russi: prendono a calci i cadaveri, sparano in testa, per essere sicuri. Sono 65 anni che vivo col rimorso, Padre.
Dio non mi ha voluto né vincitore né vinto.
(Roy Roberto)

DIVORZIO ALL’ITALIANA
Equa ripartizione. L’uomo si attaccherà alla pena e al pene in egual misura.
(Simone Scalzini)

IL SIGNORE DEGLI ANELLI
Si ritrovò finalmente nel luccichio di un piccolo cerchio di metallo, quello che gli permise di perdersi per sempre.
(Venere Manuela Di Gladyo)

LOLITA
Marta era intelligente, però non andava bene a scuola. Non si integrava con i compagni e aveva poco tempo per studiare. Amava la poesia, ma suo padre le aveva bruciato i libri che si era comprata di nascosto.
Di sera diventava donna. Labbra laccate e abiti corti evidenziavano un corpo ancora acerbo, ma a chi pagava per servirsi di lei non interessava.
Marta non voleva crescere, la vita era troppo dolorosa. Avrebbe voluto restare per sempre bambina per sentire ancora il profumo delle rose e avere qualcuno accanto che le asciugasse il sangue versato per tutte quelle spine.
(Sonia Tortora)

SEGRETI E BUGIE
Erano nel loro eterno limbo, la forza di gravità era assente nel loro spazio, leggiadri nel cuore, soffiavano parole d’amore sul petto, per entrarvi.
Erano le loro catene e la loro prigione, entrambi, erano aria e cielo, uno la custodia dell’altro.
Custodivano a vicenda segreti e bugie, aprivano lembi di pelle per nasconderli, ricucivano lo strappo con le labbra. Punti di sutura invisibili facevano sgorgare lacrime, nella loro lontananza.
Vincitori del loro amore, vinta la loro anima inquieta, consapevoli che mai avrebbero potuto viversi al sole, mai avrebbero potuto separarsi.
Cristina Gangale

PINOCCHIO
– Cara, ti presento mia madre!
– Piacere!
(Sonia Tortora)

QUASI AMICI
Una sincronia perfetta accompagnava l’incontro dei loro sguardi. Muti, ascoltavano il silenzio che li circondava. Mescolati in un abbraccio, danzarono sotto a quel albero sulla collina. I loro gesti ritmarono il battito di un cuore che si andava plasmando all’interno di un sentimento nuovo capace di dipingere il loro mondo.
(Melissa Ci)

LA NOTTE DEI MORTI VIVENTI
Ogni volta mi sveglio urlando, madido di sudore. Mi sveglio con un senso di mal di testa opprimente. E’ tutto buio, e avverto odore di fiori. Il cuscino sotto la testa è fradicio. Passo la mano sul viso e sono rasato, io, che ho la barba. E, quando la mano percorre a 10 cm sopra la mia testa la lastra, e l’altra incontra i fiori al bassoventre, capisco. E urlo, urlo, urlo…Mi capita quasi ogni settimana, da quando abbiamo esumato mio nonno. Lo abbiamo trovato riverso. E vago, veglio per giorni. Col terrore di finire anch’io morto, vivente.
(Roy Roberto)

L’UOMO CHE AMAVA LE DONNE
Il mio funerale ideale, Epitaffio:
“Dovetti lasciare il lavoro a metà. Scusate”.
(Francesco Tàmmaro)

THE SOCIAL NETWORK
“Ho quasi mille followers, ricevo decine di tweet al minuto. Sulle mie pagine fioccano i like e i miei post sono tra i più condivisi del web. Mi taggano amici di ogni angolo del mondo, non riesco nemmeno a visualizzare tutte le notifiche. Per non parlare dei messaggi privati e le richieste di amicizia! Ho decine di blog seguitissimi; pensa: mi hanno eletta blogger dell’anno. E i miei tutorial interdisciplinari sono quasi leggenda, per non parlare dei forum e le chat… ”
“Scialla, nonna! E, per favore, schiodati da quel pc, ogni tanto! Mi serve per fare i compiti!”
(Anna Rita Foschini)

FINE

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