Premio Antonio Fogazzaro

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Poesie finaliste

Il Premio

LE POESIE FINALISTE


1° classificato

Flavia Tosi
Pesca di Candelora



Vecchio pesce affamato nella boccia,
La mia mano ha abbrancato la fortuna.
Stringo forte il biglietto e mi avventuro
Nel circo cibernetico che annuncia
"Viaggio nel tempo",
Vernice fresca a scrostature morte.

Candelora ha promesso il mio rinnovo:
Dio di speranza fatto Macchinario
Ruberà peccati e rughe alla mia faccia,
Stancamente sarò quella di ieri
Miracolata dal tornar bambina.

Docile in fila come battezzanda,
Mi fisso segni e sfregi sulla pelle,
Miei universi di cellule minute,
Figlie intessute dai miei sbagli e glorie.
Cortocircuito: se questa mia storia
Vivente lavasse un nuovo inizio,
Stracciandola in un gorgo rovesciato,
La morte del mio orgoglio di esibirla
Mi annienterebbe. Io voglio il qui e l'adesso.


2° classificato

Daniela Raimondi
Caravelle



La terra era oltre.
Nell'arca schiumava un sogno di sale,
il bacio di una regina e la sete, e la noia.
Nell'aria restava una polvere estiva,
un antico sudore di porti.

L'acqua marciva negli otri.
Dal mare salivano ombre,
corone ossidate, il fiato dei morti.
Poi nell'alba quel grido: 'Terra, terra!'

Ma là in fondo c'era solo la nebbia:
il silenzio del mare, il silenzio del mare.
Una foglia sull'acqua.
Poi dal cielo scese uno stormo di piccoli passeri,
una polvere d'oro.

Sbarcarono a terra con la spada e la croce.
Sulla riva trovarono lo scheletro di una balena,
polline, gigli, le piume di un colibrì.
Coricata nell'ombra,
una forma d'argilla
con dentro una costola d'uomo.


3° classificato

Sebastiano Adernò

La pratica della palude


graduato in regime di conflitto
armai il viaggio - era d'autunno
istante naturale in cui non è più possibile trattenere
possibilizzare
e le radici smettevano, e lasciando, si ritiravano

ogni forma d'incompiuto era licenziata dal tempo
così apparecchiando i miei salmi stavo digiuno
domiciliato nell'orecchio di un sordo
piantato
sull'incudine dell'officina
dove il medico preparava
la storia delle mie cicatrici

e con la pratica della palude
passavo spesso per una ferita lunga un fiume
sino agli alberi che non dormono
li,
dove lo sanno le radici
il pericolo di spingersi fuori dal bosco



Rosa Maria Corti

Il passato torna presente


L'ho ritrovata in sogno

la mia infanzia.
L'azzurro del settembre, (1)
il limite di un monte,
bastavan quattro passi
indugiando alle svolte,
lo sguardo ad occidente
dove il tramonto incanta.
E quel profumo amaro
di sterpi accesi un fuoco
nell'orto alfine incolto.
Se vuoi te lo racconto.


Nota
1) Il mese di Settembre sul Lario e sul Ceresio ha un fascino speciale (e non solo per la mitezza del clima, per la calda carezza del sole) che ha conquistato numerosissimi poeti e scrittori, da Antonio Fogazzaro a Hermann Hesse, da Vincenzo Cardarelli a Mario Soldati, tanto per citarne alcuni...




Lella De Marchi

Il baco


come un baco immerso nella seta
protetta intesso proporzioni da disfare.

prima o poi dovrò uscire dal mio guscio,
nella pioggia o sotto il sole,
andare, in un attimo intrecciare
dentro l'aria, breve, la mia seta.
svuotare il sacco e il mio disegno.

io mi conosco già prima di partire.



Fabio Franzin
Qua, ae vie che daa statàe

Qua, ae vie che daa statàe
mena drente 'e fìe de capanóni
- stradhèe strente, 'ndo' che
i càmii fadhìga a far manovra -

i ghe 'à dat nomi de rejón: via
Lazio, o Caeàbria, Basiìcata...
'A zona industriàe, cussi, 'a 'é
come 'na Italia cèa, conpagna

squasi de quea che l'é a Rimini:
co'l Coeossèo grando 'fa 'na
vasca da bagno, 'a tore de Pisa
pa'e foto, 'e pose da Èrcoe che

prova a indrezhàrla fracàndo...
E mì, che incùo dovée 'ndar
in Val D'Aosta da 'na fabrica
che zherca operai, me son pers

fra i boschi de l'Aspromonte,
vae 'torno 'torno drio 'e coste
dea Sardegna, e no' son bon
de veder el mar, el faro del silo.


Qui, alle vie che dalla statale / portano dentro le file di capannoni / - stradine strette, dove / i camion faticano a far manovra - //hanno dato nomi dì regioni: via/Lazio, o Calabria, Basilicata... / La zona industriale, così, è / come una Italia in miniatura, quasi // simile a quella che c'è a Rimini: col Colosseo grande come una / vasca da bagno, la torre di Pisa / per le foto ricordo, le pose da Ercole che //cerca di raddrizzarla spingendo... /Ed io, che oggi dovevo recarmi / in Valle d'Aosta in un 'azienda / che richiede operai, mi sono perso //fra i boschi dell'Aspromonte, /giro e ripasso lungo le coste / della Sardegna, e non sono capace / di scorgere il mare, il faro del silo.



Valeria Massari
Utopia


Credere vorrei


di percorrere la vita
da viaggiatrice,

affacciata ad un treno,
in una perenne alba felice.

Cosi passare, senza ferire,
così andare, senza soffrire.

Il brusio lontano
del mondo ascoltare

e viaggiare, viaggiare...

Il destino della gente
solo immaginare.

Gente che non mi conosce,
perché sono di passaggio.

E trovare la meta, alfine,
la migliore del mio viaggio

e, pur sapendo che è per poco,
credere che sia per sempre,
anche se solo per gioco.



Maurizio Alberto Molinari
Jacquard di vita


Fluttuano

al vento artificiale
jacquard di tessuto
e condizione sociale,
la seta dei poveri
raccoglie disordinata
canute teste solitarie.
Parole raccolte da tutti
incrociano momenti
di inconsueta normalità,
strani pizzi
incorniciano
nudi piedi
assetati di riposo,
polimero d'origine lontana
occhieggia a un transito straniero,
per una vita lontana dalle origini.
Tracce d'un viaggio
di pochi minuti,
tra ferraglie nuove
e vagoni desolati.



Maria Maddalena Monti

Il culto dei morti


Il cimitero era la tua casa

vivevi
con i tuoi morti
in felici simbiosi
mia sorella mi ha detto...
mia nipote ha i fiori più belli…
quelli sì che sono bravi figli…
allora,
come la tua casa,
lustravi e pulivi,
con accanimento,
le tombe
di tutti i parenti
perché quello era
il tuo passaporto
per l'eternità.



Lucia Pini
Estate a Tremezzo


A Tremezzo il tempo si è fermato
ai tavolini dei bar
sotto il porticato,
nei bicchieri di drink,
nelle coppe di gelato,
negli sguardi furtivi
delle donne abbronzate,
e qui, noi tutti siamo vivi,
e sotto le palpebre abbassate
dal sole cocente,
viviamo questa estate
fatte di niente...



Daniela Rampoldi

Agostine


Galleggia una zattera

sull'onda all'orizzonte,
Caronte aspetta
bisbigliando: oggi,domani,chissà.
Non più orme i tuoi passi all'imbrunire
odi l'eco di una realtà che si allontana.
Il cielo si apre
mani Divine ti sollevano
nei sentieri dell'altrove,
verso calde praterie
ed oceani di pace
nella casa dell'oblio.
Vai!
Buon viaggio amica mia.



Andrea Venzi

Il mucchio selvaggio


Buenaventura, un nome che sollecita

i ricordi. C'era una foto nel canyon
che ricordava il mucchio e una pista
di pietre e di serpenti. Spedizioni vecchie
di secoli e la confessione di lei che
mi diceva del suo pianto sulla storia.
Forse siamo rinati entrambi fuori scena,
non possiamo rivivere ciò che abbiamo
attraversato. Dovremmo ritrovare
la strada tenendoci per mano. Io affondo
nel cratere di sabbia dove nidificano
i granchi vicino al mare ed alle palme.
Ti vedo seduta sul letto a leggere lettere
mai spedite ma timbrate ed affrancate,
conservate in una scatola di latta
assieme a bottoni e residui di biscotti.
Ci siamo persi dietro ai sogni dimenticando
che la realtà fa schifo. Anche il mucchio
si è perso molti anni addietro.


Le poesie finaliste pubblicate in questa pagina sono reperibili nel volume
Premio Antonio Fogazzaro 2010 - Viaggi immaginari Viaggi reali, nel quale sono raccolti tutti i racconti finalisti della terza edizione del Premio Antonio Fogazzaro oltre a un'ampia scelta dei componimenti Viaggi in 10 parole, l'iniziativa letteraria "on line" lanciata con grande successo dalla nostra pagina di Facebook e pubbicati in questo sito.

Il volume, il terzo della serie dedicata al nostro Premio, è edito dalle Edizioni New Press-Como, e si può richiedere, con un contributo per le spese postali, al Comune di Valsolda al seguente indirizzo: Muncipio, Via Bellotti 21, 22010 Valsolda (CO), Tel. 0344.68121.



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